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Sarà lui, o sarà lei?

Sarà lui, o sarà lei?

In una splendida mattina di metà Febbraio, con il cielo insolitamente azzurro e limpido, che mi ricorda quello della Grecia, sto scendendo giù da Monte Berico al volante della mia auto, con il fido Boss, accucciato sul sedile accanto al mio.

L’appuntamento con mio figlio è al casello ovest, direzione Milano, dove dobbiamo deciso di andare per un acquisto importante: un anello "serio", che intende regalare alla sua fidanzata: improvvisamente desidera vederle indossare un qualche cosa di prezioso, scelto da lui….praticamente un anello di fidanzamento, gli dico, si, ma non per un fatto formale, ma perché ne ho proprio voglia! Mi sembra molto più bello che sia in questo modo e, interpellata per un consiglio, combino, attraverso un’amica che lavora nel settore, l’appuntamento in una gioielleria in via Manzoni, dove ci aspettiamo di trovare grande qualità e uno sconto interessante.

Avvicinandomi al luogo dell’appuntamento, un po’ concentrata sulla guida e un po’ persa in pensieri riguardanti l’argomento che in questo periodo sta assorbendo quasi tutte le mie energie e interessi, mi rendo conto di non sapere chi troverò ad attendermi al casello: sarà mio figlio, o mia figlia?

Nei giorni precedenti, avevo dimenticato di chiederglielo, come del resto evitavo di fare fin dall’inizio, dalla vigilia di Natale in poi e, quando qualcuno mi chiedeva come si sarebbe presentato, la mia risposta era immancabilmente " non lo so e non fa nessuna differenza!"

Oltre ad essere la verità, o quella che volevo fosse la mia verità, era anche un segnale che volevo trasmettere, chiaro e preciso, a che ci stava intorno:

" Non ha nessuna importanza come sarà, ma quello che è- punto!"

Ora , avvicinandomi al momento dell’incontro, sono infastidita e turbata nel ritrovarmi con quell’ interrogativo nella mente!

Dopo qualche attimo di riflessione capisco da che cosa è stato generato e ne scopro le ragioni. Se all’appuntamento incontrerò lei, sarà la prima volta che io e mia figlia usciremo veramente allo scoperto, al di fuori dell’area, in fondo protettiva e per me di facile gestione, che è costituita dalla mia casa, dalla famiglia e dagli amici fidati con i quali ci siamo confrontati fino a questo momento. Noi due, mia figlia ed io, soli in giro per Milano a fare shopping!

Mi rendo conto che prima o poi doveva accadere ( e se una cosa deve succedere, meglio capiti al più presto, perché aspettare?) e se le mie teorie di accettazione sono veramente genuine come penso e voglio, questo
" avvenimento" deve solo essere piacevole come lo sarebbe in qualunque altra circostanza, come in altre situazioni analoghe ho accompagnato o sono stata accompagnata, per un qualunque motivo, da uno dei miei figli!

Certo è molto meno facile di quanto possa sembrare o sarei disposta ad ammettere anche solo con me stessa, ma sono anche convinta che la linea che ho scelto di seguire sia la più giusta e, comunque, l’unica che intendo perseguire, quindi….non intendo chiedermi, o dare nessuna preferenza al lui o alla Lei…

Dopo questa breve analisi mi sento rasserenata e pronta ad accogliere, dal profondo di me stessa, con la stessa gioia e disponibilità, chiunque dei due, si fa per dire, mi attenderà all’appuntamento.

Dato lo scopo del nostro viaggio, sarebbe più logico ritrovarmi con lui, ma è anche vero che la sua recente libertà lo rende un po’ euforico ( abbiamo ridacchiato insieme, qualche giorno prima, battezzando questo suo stato, " euforia di genere", anziché disforia…) per la possibilità di far uscire alla luce del sole la sua parte tenuta per tanto tempo nascosta e dubito si farà scappare l’occasione di uscire a fare acquisti con sua madre, per la prima volta al femminile, come capita di fare a molte ragazze!

Il viaggio è gradevole e il traffico insolitamente scarso, ci da la possibilità di conversare senza problemi. Mi comunica che quella mattina, Pilly aveva la prima seduta con l’analista che lo aveva seguito in questi ultimi anni; lui non sentiva più il bisogno di continuare le sedute, e aveva ceduto il posto alla sua ragazza!

Mi sembra un ottima idea, come lui sono convinta che questo potrà esserle di grande aiuto, credo che accettare una situazione del genere sia molto difficile e un supporto extra potrà solo facilitarle il compito e aiutarla ad essere più forte.

Dopo averli vissuti nel periodo che avevano trascorso con me in Grecia, mi ero resa conto che stavano attraversando il classico momento magico, quello giusto per progettare e costruire nuove realtà di vita. Per esperienza personale, a volte tristemente vissuta, so che se si lascia trascorrere troppo tempo, la magia finisce, certe routine prendono il sopravvento e non vi è buona volontà o dispendio di energie che possano farlo tornare, quando viene superato.

Non volevo che a loro due accadesse questo, non avrei voluto che, per paura, perdessero la loro occasione: nella vita non ne capitano molte e bisogna essere pronti a coglierle con grande rapidità, attenzione e immenso rispetto.

Sono momenti fragili, si possono disperdere con un soffio di vento!

Per questo al ritorno dalla Grecia, avevo insistito per conoscere genitori di lei o, che li incontrasse Aug…ma il tempo passava e l’incontro non era ancora avvenuto. Varie le motivazioni plausibili ma, secondo me la più reale, anche se non chiaramente espressa è la paura delle reazioni che potrebbero avere di fronte alla situazione…situazione…., come si può definire, questa situazione?

Non sono un tipo molto paziente e mi sembra che le cose si stiano un po’ trascinando…c’è dell’acqua stagnante in giro e vorrei creare un po’ di movimento, far scoppiare il bubbone, far affiorare quello che, prima o poi, dovrà comunque emergere e, allora, meglio prima che poi! Ma mio figlio, molto più calmo e riflessivo della sottoscritta mi tranquillizza, mi invita alla calma, è certo che le cose si stiano muovendo in maniera positiva…..

Siamo quasi a destinazione e Aug, prima del giro per negozi, ha combinato una breve colazione con Franca e il suo fidanzato. Era da un po’ di tempo che volevo conoscerla, anche per ringraziarla di persona per l’aiuto che aveva dato a mio figlio e così abbiamo colto l’occasione per fare anche questo.

Dalle raccomandazione che mi fa prima dell’incontro, capisco che è un po’ ansioso, neanche fossi una bomba vagante e disinnescata, pronta a scoppiargli tra le mani….non c’è ragione, gli dico, sono tranquilla e rilassata, non ti preoccupare!

Infatti la colazione è piacevole, non particolarmente travolgente di interesse per gli argomenti trattati, con eccezione per la conferma che, anche secondo Franca e il suo ragazzo ( di che genere sarà, ormai mi sembra ovvio domandarmelo, così tanto per curiosità) per alcuni, la scelta drastica di ricorrere a soluzioni definitive, sia fortemente influenzata dal desiderio di reinserirsi a pieno titolo nella comunità, evitando l’isolamento che un genere non totalmente definito comporta.

Immaginavo Franca completamente diversa, con un aspetto più da chioccia rassicurante, dato il ruolo che spesso svolge all’interno della comunità T*, (è anche presidentessa dell’ arcitrans), e molto spesso, come è capitato con mio figlio, fa da madrina alle prime uscite non –in- borghese di tante sorelle, invece mi trovo di fronte una spigliata ragazza dai lineamenti delicati, simpatica e disinvolta, abbigliata come una normalissima professionista in carriera, che di maschile ha conservato proprio poco, solo i polsi, i capelli e la voce, tradiscono il suo genere originario.

A parte quello che può avere speso in termini di denaro ed energia per raggiungere il risultato ottenuto, non faccio fatica a credere che la sua fosse un’esigenza indiscutibile: era una donna fin dalla nascita che, per errore o disattenzione, si era ritrovata in un corpo che non le apparteneva, e donna doveva tornare ad essere, non credo potessero esistere per lei alternative diverse.

Ci lasciamo con la promessa di rivederci presto….come si dice in questi casi, e ci avviamo verso il centro.

Nonostante sia periodo di Milano- Collezioni la gente in giro non è molta e, senza difficoltà possiamo parcheggiare vicino al Principe e Savoia e trovare un taxi libero che ci porta in pochi minuti in via Manzoni.

Identifichiamo quasi subito il piccolo ed elegante negozio nel quale siamo attesi e, dopo uno sguardo alle vetrine che confermano le nostre aspettative, almeno per quanto riguarda la qualità e il gusto degli oggetti esposti,suono il campanello ed entriamo.

Non ci sono altri clienti e subito veniamo accolti da un inserviente, molto formale al quale comunico il mio nome e chiedo di vedere la signora ….e non faccio in tempo a terminare la frase che lei mi viene incontro sorridente, sciùra milanese, con regolamentare girocollo di cachemire, doppiofilo di perle, capelli grigi azzurrati e sorriso molto professionale e apparentemente spontaneo.

E’ evidente che mi stava aspettando…"La stavo aspettando" mi dice, "ma non pensavo fosse lei, perché immaginavo venisse con suo figlio" prosegue, spostando lo sguardo sulla bella ragazza in minigonna che mi sta accanto, e mio figlio, o mia figlia, con aria del tutto naturale e per nulla imbarazzato/ ata, e se è in imbarazzo ha sbagliato carriera perché doveva fare l’attore/ trice, porgendole la mano si presenta, come gli avevo insegnato fin da piccolo, " Lieto di conoscerla, sono Augusto Battaglia!"