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Tv in TV Non sapevo dove stavo andando, ma sapevo benissimo dove mi trovavo:c'era già molto da fare anche lì. "Allora, ragioniamo: io non intendo cambiare sesso però mi sono stancato di tenere segreti e ora inizio a muovermi liberamente anche al femminile. Così facendo però rischio di incontrare qualcuno che conosco e che con ogni probabilità mi riconoscerebbe subito. Potrei ignorare il suo pensiero, ma forse non sarei felice di sapere che c'è qualcuno che va a raccontare in giro i miei segreti, dipingendoli tra l'altro con il colore che vuole. Quindi, visto che non posso evitare il rischio di essere smascherata, e visto che non sono disposta a rimanere chiusa in casa dopo aver scoperto di poter uscire, anticipo tutti i ficcanaso di questa stupida pettegola città e vado in televisione a raccontare io, in prima persona, come stanno le cose. Loro continueranno a pensarla come vogliono, ma almeno esisterà una versione ufficiale, la mia (anzi, la Mia) e, soprattutto, non ci sarà più un segreto. E così li fotto. (scusate la licenza poetica)" (...) Intorno ai dubbi se andare o meno, si svilupparono a quel punto correnti contrastanti. Lo schieramento dei no, capeggiato dalla mia compagna (terrorizzata dall'idea che i suoi genitori scoprissero il mio terribile segreto) e da mio padre (preoccupato dei possibili contraccolpi negativi legati ad una così plateale esposizione pubblica), era abbastanza agguerrito, ma quello dei si, capeggiato da mia madre, aveva dalla sua la maggiore affinità con il mio cuore di esploratore. Datemi mare agitato e grandi onde, ed un obiettivo da raggiungere. La nave solida ce la metto io, me la sono costruita in tutti questi anni, ed ora ho solamente voglia di navigare, e non occorre che sia troppo facile. Questo penso, e questo pensavo. Se la vita mi offriva quell'opportunità, intendevo coglierla al volo. Andai da Costanzo, nei miei normali panni di ogni giorno, ovvero maschili ma non troppo, a raccontare la mia semplice storia. La serata andò abbastanza bene. Avrei potuto e voluto parlare in modo più ampio della realtà mia e di tutti quelli che, più o meno simili a me, avevo conosciuto, ma le ottuse osservazioni di una sconosciuta giornalista limitarono molto gli ambiti della conversazione. (...) Dopo anni trascorsi nella convinzione che avrei dovuto sempre vivere dividendomi tra la clandestinità ed il sacrificio, in un paio d'ore diedi una bella ripulita al passato, ed iniziai a guardare al futuro con occhi nuovi. Non so se vi possiate immaginare quale fu la sensazione di leggerezza con cui iniziai a svegliarmi nei giorni seguenti, ma credetemi: davvero grande. Non ci furono ripercussioni di alcun genere né nella sfera privata né in quella del lavoro; in compenso, mi giunsero da più parti numerose esternazioni di simpatia e stima (qualcuno disse: bisogna vedere quanto sincere, ma io sono certo che in molti casi lo fossero); la decisione di esporsi in prima persona per combattere in nome del proprio diritto di esistere era forse ciò che più colpiva, ed evidentemente nessuno si scandalizzava poi molto al pensiero di un uomo vestito da donna. |